05 settembre 2013

La Sindrome di Ulisse

Ormai tutti, più o meno, sono tornati alla vita di tutti i giorni e le vacanze sono un ricordo.
Secondo il poeta Edmond Haracourt, "partire è un po' morire" e potrebbe essere vero, se uno si imbarca per una crociera con al timone Schettino o prende un aereo con ai comando un uomo dai tratti mediorentali, la barba lunga ed un asciugamano in testa.
Io non so se partire è un po' morire ma so che tornare è una vera rottura di cazzo.

Ho passato le mie ferie in compagnia della Morosa, di deliziosi animali selvatici, di ottima birra e altrettanto ottimo cibo.
Oggi le mie giornate le passo in un ufficio con una collega brutta al punto che farebbe cadere l'uccello anche a Rocco Siffedi.

Se anche voi, come me, vi sentite scoraggiati e demoralizzati, soffrite della "Sindrome di Ulisse".
"Sindrome di Ulisse", ovvero senso di ansia e di smarrimento che colpisce molte persone al ritorno dalle vacanze.
E ci hanno fatto un'indagine eh, mica cazzate.
I motivi di ansia  più diffusi sono il lavoro (36%) il mutuo della casa (28%) e le spese domestiche (16%).
Ah ma c'è anche un 11% che è soddisfatto di riprendere i propri ritmi quotidiani.

Tutto qui? Macché, hanno fatto un altro sondaggio (InfoJobs.it) dal quale emerge che:
il 62,6% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi stimolato all’idea di rientrare al lavoro;
il 18,3% ammette di essere nostalgico;
il 5,3% risulta annoiato ancor prima di riprendere l’attività lavorativa.

FONTE

Stimolati dall'idea di rientrare al lavoro...

Oh, magari sono sinceri eh. Magari in ferie si annoiano e non vedono l'ora di ritornare al lavoro, rivedere i colleghi o fare pompini al capo.
Io ho conosciuto persone che erano felici della fine delle ferie perché a casa si annoiavano.
Di solito sono quelli che amano spettegolare in ufficio, che parlano di continuo, magari a voce alta, che al mattino alle 08:00 quando sei incazzato come un Velociraptor ferito ti vedono e con voce forte e squillante ti assordano con un "BUONGIORNOOO!!!" e tu vorresti rispondere "buongiorno un cazzo" e poi strappargli il cuore dal petto e infilarglielo in gola fino a farli soffocare.
Ma non lo fai perché anche se ti alletta l'idea di finire in un episodio di Criminal Minds, non sei particolarmente entusiasta di finire in carcere e diventare la fidanzatina di qualche carcerato.
Sono anche dei leccaculo e falsi.
Non mi stupirei se possedessero o sognassero di possedere un'Audi berlina o SUV, l'auto preferita dagli idioti.
Ebbene so per esperienza che questi figuri hanno al proprio fianco una donna autoritaria, che li fa tacere ricordandogli che sono degli imbecilli, la classica situazione in cui è lei a portare i pantaloni e loro sono sottomessi.
Logico quindi che loro desiderino finiscano in fretta le ferie, trascorse in compagnia di una donna che li prende a calci da mattina a sera, per tornare in ufficio dove possono dare libero sfogo alla loro stupidità.

Quanto a me, come dicevo, sono sicuramente nel gruppo di quelli che soffrono della Sindrome di Ulisse. Ma credetemi, se mi capita una Calipso che mi vuole accanto a se e mi scopa come dico io, col cazzo che torno a Itaca.


4 commenti:

  1. Amo il mio lavoro, ma se potessi non lavorare sarebbe meglio. Se il lavoro non esistesse sarebbe meglio. Se potessi trascorrere la mia vita in spiaggia, a mollo in acqua col cavolo che rimpiangerei il mio lavoro.
    Per questo, sono pienamente d'accordo con te. Chi è felice di rientrare al lavoro è perché ha una vita privata noiosa e/o stressante.
    Nessuna persona sana di mente ammetterebbe di essere contenta di ricominciare al lavoro.

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    Risposte
    1. Grande!!!
      Hai perfettamente ragione.
      Ovvio che è meglio lavorare che essere disoccupati, ma io vedo il lavoro come un male necessario, il solo modo per avere un po' di euro per vivere e non sopravvivere.
      A volte penso a quante cose ci sarebbero da fare più entusiasmanti che stare in ufficio...
      E poi che tu fai un lavoro che ti piace...a me proprio "pè gnènte"

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    2. Lo so, sono una persona fortunata. Forse, più che altro testarda. Mi sono impegnata tanto per fare quello che faccio. Detto questo la vedo un po' come te, il lavoro è un male necessario per vivere. Se non fosse necessario starei volentieri a casa a coccolare i miei gatti dal mattino fino alla sera. Viaggerei molto e scoperei molto di più. Insomma ci sono così tante cose da fare in alternativa al lavoro!

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    3. Già... A parte lo scopare di più impiegheremmo il tempo nello stesso modo (ho un solo gatto ma fa per tre)

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